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Commento al Vangelo Mc 8,27-35

Chi è Gesù per te veramente? Non cosa ne pensano gli altri, non cosa hai imparato da bambino o al catechismo. Fatti una domanda seria: Chi è egli per te? Ogni anno questa pagina arriva puntuale come un punto di svolta nella nostra vita, proprio all’inizio di settembre. Chi sono io per te ci dice oggi il Signore? E la risposta a questa domanda ci farà capire chi siamo e come stiamo vivendo. Per me Cristo è nostalgia, inquietudine, fuoco che brucia, il vero volto di Dio, è passione, è tormento, è ricerca, è gioia, è dono, ma in certi momenti è fatica soprattutto per essere discepoli.

Credo che anche tu in certi momenti abbia sentito tutto questo. Vorrei che anche tu, dopo esserti fermato per un attimo, aver spento il televisore, vorrei che ti fermassi e dessi una risposta: non chi è Gesù per te trent’anni fa, cinquant’anni fa, non quando eri giovane o quando sei entrato in seminario, ma adesso, qui ed ora. Dai una risposta che sia tua! Guardate che la cosa più bella che abbiamo della nostra fede, la più bruciante è proprio la passione di dire chi è Dio, di raccontare chi sia lui. Attraverso la sua parola noi crediamo che Gesù ci ha raccontato di Dio, crediamo che lui tornerà, crediamo che in questo tempo dimesso ci sono io a raccontare il volto di Dio. È Pietro che risponde per primo, come sempre. È lui che dice tu sei il Cristo, tu sei il messia! Il messia vuol dire il consacrato, colui che aspettavano alcuni del popolo di Israele.

Ormai da quasi un secolo i romani avevano occupato la terra della Palestina e non c’era più profezia, attesa, slancio. Si era tornato a fare tutto ma non c’è più il fuoco che fa bruciare tutto. Ormai i rapporti con gli avversari avevano raggiunto un equilibrio e solo i poveri, gli oppressi aspettavano il messia. Non gli altri. Ma Gesù non era affatto il Messia che aspettavano; non aveva nessun canone di aspettativa degli ebrei. Perciò quando Simone dice “tu sei il Cristo” sta dicendo qualcosa di enorme, qualcosa che contraddice l’evidenza: quel ragazzo di trent’anni, falegname di un villaggio sperduto è il Messia, è la risposta che stavamo aspettando, è l’attesa, la risposta al nostro divenire!

Gesù cerca di equilibrare lo slancio, di riportare Pietro con i piedi a terra, nella realtà dell’incarnazione: non un messianismo vittorioso, un messianismo muscoloso, una sopraffazione del nemico; anzi un Messia sofferente. Gesù dice che non dobbiamo vagheggiare: chiese piene, grandi trionfi, grandi sovrani, ma dobbiamo avere il coraggio di seguire il Signore qui ed oggi, in questo cristianesimo senza più appartenenza, senza più incisione. Gesù dunque racconta a quei dodici e a noi quello che lui pensa, quello che lui farà. E cosa farà? Morirà, porterà fino alla fine questa missione. E questo è il grande problema: Pietro rimarrà un po’ spiazzato.

Proprio ora che avevano trovato il senso di quello che stavano facendo, proprio ora li scoraggia. E Pietro fa una cosa bruttissima ed è quella che facciamo anche noi sempre: prende Dio in disparte e vuole insegnare a Dio come deve fare Dio. Come noi. Non c’è niente da fare: ci diciamo cristiani, coloro che seguono Cristo ma siamo sempre pronti a dire a Dio e agli altri quello che devono fare. Purtroppo ci fermiamo soltanto alla prima parte di questo vangelo. Non diciamo in giro che il cristianesimo ha a che fare con l’amare e che amare richiede il dare la vita, perderla, distribuirla. Gesù sta dicendo che è disposto ad andare fino in fondo, a morire pur di non rinnegare il vero volto di Dio.

Pietro lo rimprovera: questa seconda parte non va bene, non porterà gente in Chiesa. Non ci è chiesto di scendere a compromessi ma di interpretare nuovamente qui e oggi la vita del vangelo che ha convertito milioni di uomini e donne.  Gesù dice a Pietro una delle parole più dure del Vangelo: torna dietro a me, Satana! Smettila di insegnare a Dio di fare Dio! Smettila di dire agli altri quello che devono fare! Torna a dire a te stesso tutto questo perché solo te stesso riuscirai a cambiare! Torna ad essere semplicemente discepolo dietro a me! Che sia questa semplicemente la soluzione a tutta la confusione che stiamo vivendo? Tornare ad essere discepoli? Quanto è terribile ma stupendo questo vangelo!

Quanto impegno e quanta fatica perché il vangelo ha a che fare con la nostra felicità! È la perla preziosa. Non possiamo costruirci un Vangelo e un discepolato a nostra immagine e somiglianza, non possiamo annacquare il Vangelo per paura di perdere le persone. Dobbiamo dire a tutti che le nostre parrocchie, le nostre attività hanno a che fare con la ricerca del vero volto di Dio. Ci siamo, scegli, rispondi e sappi che se Pietro è riuscito a diventare discepolo, ce la puoi fare anche tu! Buona domenica!

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